Goleador
dei due mondi, non si sente ancora... troppo maturo per il terzo.
Bomber in Sudamerica e in Europa, è atteso in Asia. Giappone: lavoro e
rigore, e un domani anche gol. Lo yen sale e lì nessuno si preoccupa se
Antonio Fillio de Oliveira detto Careca è un po' in ribasso. Pazzo
mondo, il calcio ha una sua borsa valori. Se un titolo non vale qui, è
prezioso altrove. «Sì, il calcio è come la vita, un giorno sei
fortunato, un altro no. Però alla fine tutto si compensa. Mi vogliono in
Giappone? Mah, lì sono già presente negli spot e quando il campionato
sarà professionistico non mi dispiacerebbe andare. Però è un discorso
lontano, adesso il mio posto è qui». Trentuno anni, forse l'età giusta
per fare un piccolo bilancio. Ma Careca non gradisce aggettivi: ti senti
felice, appagato, stanco, smanioso, insoddisfatto? Cinque-quiz-cinque, e
lui s'imbroncia: «Non mi sento vecchio, tanto per cominciare; per
questo ho detto che è presto per pensare adesso all'avventara
Giapponese. Fare come la foca al circo o i palleggi al supermercato per
la ,publicilà non m'interessa. Sono ancora in piena efficienza, tra i
migliori al mondo. Ho vinto in Brasile, sono stato capace di vincere
anche in Europa, in Italia, addirittura a Napoli, dove ogni vittoria per
me vale il doppio. Uno scudetto e una Coppa Uefa: devo ancora
dimostrare qualcosa? E a chi? Non so proprio cosa dovrei ancora far
vedere, aiutami a capire».
Il Motorola stretto nella destra, l'indice sinistro sul pulsantino
dell'«off», perché nessuno disturbi: Careca è in piena area di rigore
anche a parole. E parla, parla... «Se non è il più bello, quello
italiano è senz'altro il campionato più difficile del mondo. Quasi tutti
i migliori sono qui e non c'è una dittatura. In Inghilterra vince quasi
sempre il Liver-pool, in Spagna quasi sempre il Rea! Madrid o il
Barcellona, in Olanda il PSV, in Belgio l'An-derlecht, in Francia il
Marsiglia. Qui invece ogni anno lo scudetto cambia padrone. Adesso la
Samp, prima il Napoli, poi l'Inter, quindi il Mi-lan. Lo ha vinto anche
il Verona... E chi vince il titolo sa che può anche peraere contro
l'ultima in classifica. Più di 50 gol in campionato, in quattro stagioni
con la maglia azzurra: devo ancora dimostrare qualcosa?». Legato da
contratto fino al giugno del '93 al Napoli, si sente degno cittadino
d'Europa. Un'annata un po' cosi non basta a mitigare la reazione: «Devo
ancora dimostrare qualcosa? E a chi?». Ripete due, tre volte la stessa
domanda, rivolgendosi a quei critici che non gli hanno mai perdonato il
minimo errore. Giugno per lui è un mese particolare. Anche le stelle non
lo stanno troppo a guardare. Leggiamo: «Bilancia: hai la Luna e Venere
contrari, ti senti piuttosto depresso e vorresti fare tante cose diverse
ma non hai né tempo né voglia. Per sentirti più sereno devi aspettare,
però cerca di non stare sempre solo alla finestra».

E
lui sta troppo affacciato. A Napoli comanda Ferrara, ora. Careca non è
mai stato un «capo»: nel Guarani, nel San Paolo e nella Nazionale
brasiliana ci hanno provato, a eleggerlo imperatore, ma lui si vede
ballerino di fila. «Sono troppo buono, mì piace scherzare, non so fare
la faccia seria neanche apposta. In questo è invece bravissimo Ciro, è
giusto che sia lui il simbolo della squadra, anche perché è napoletano
verace, è cresciuto indossando la maglia azzurra. E poi io sono troppo
buono. Del resto, anche in area di rigore non sono egoista: ne ho fatti
dannare parecchi, di miei allenatori. Loro a dirmi di tirare, io sempre a
testa alta per vedere se e 'era qualche compagno meglio piazzato. Il
mio idolo è sempre stato Toslào, uno dei gioielli del Brasile Campione
del Mondo a Messico 70. Giocava in velocità, come me». Arsenico e vecchi
bacetti, anche cosi può essere definita una rivalità. Brasile e
Argentina, storia di un braccio di ferro. Maradona & Careca,
racconto di un idillio. «È vero, siamo grandi amici. Lui mi faceva,
arrabbiare solo quando diceva che noi brasiliani rubiamo le mucche agli
argentini. Se è per questo, lui s'è rubalo, per non dire altro, anche
qualche bella brasiliana. Per me è slalo un compagno straordinario.
Chiamatemi illuso, mo spero ancora-di poterlo rivedere in campo,
naturalmente con la maglia del Napoli. Certo, da quando lui è andato via
mi sento più solo, però non meno protetto». Si conobbero al Lido di
Parigi. Cominciata a champagne. la faccenda è finita con acqua sporca di
Napoli. «Un peccalo, un vero peccato. Ma Diego non ha sbagliato da
solo, forse qualcuno poteva (e doveva) aiutarlo», dice sicuro.

La
moglie Maria de Fatima quasi mai vittima della sauda-de; Aline. Hellen e
Thiago, i tre figli, sempre in compagnia di amici; il parco auto
particolarmente ricco: una Mercedes cabrio. una Mercedes station wa-gon,
una Peugeot 205 GTL un fuoristrada. Careca ha praticamente tutto per
essere felice, Qualche videocassetta dei film di Veronica Castro, i
compaci disc di Toquinho. Cosa ti manca, Careca? «Niente. I napoletani
sono eccezionali per simpatia t per come sanno fare il tifo dai primo
all'ultimo minuto. Mie moglie cucina spesso alla brasiliana. Tra i miei
hobby, l'unice che non riesco a coltivare con assiduita è il tiro a
segno». L'assist giusto per una battuta: si vede che non lo pratichi,
porte sono diventate bersagli imprendibili... «Certo, non è stata una
stagione felice, ma si vinct e si perde insieme. Se è andate male, la
colpa non è certamente solo mia. Sai qua! è il mio prossimo obiettivo?
La Coppa de, Campioni, l'unica cosa che m, manca». Araraquara, terra di
bomber: ieri Clerici, oggi Careca. C'è sempre un po' di azzurro-Brazil
in questo vecchio sogno napoletano. (June 91)
PORT
Carec.Doc.Thewildbunch22.mkv
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