Thursday, June 9, 2011

Friendly 2011 Italia Ireland

7 june 2011
Stadium Maurice Dufrasne, 
Liège-Sclessin 
Referee: Serge Gumienny

 Una buona iniezione di Trap fa bene alla crescita. E' come la vecchia medicina della nonna. Così i bambini di Prandelli impareranno più in fretta che non basta ricamare buon calcio per vincere, se il primo tiro in porta arriva al 48' del secondo tempo. Al di là delle innovazioni tattiche e tecnologiche, il calcio resta quella cosa in cui chi la butta dentro vince. Giusto e lodevole andare oltre la nostra tradizione, completarla mirando ad alti punti di riferimento (Barcellona), ma senza mai dimenticare che puoi sempre sbattere il muso contro chi sa fare solo difesa e contropiede, se lo fa con applicazione, ordine e cuore. Questo hanno imparato i bambini di Prandelli, ieri troppo narcisi, davanti all'Irlanda di Trapattoni, che ha vinto con due tiri in porta (punizione e contro-piedone finale), lasciando la palla agli altri e aspettando nel forte.

No drammi Abbiamo perso l'ultima amichevole della stagione sotto la pioggia, come la prima, il 10 agosto con la Costa d'Avorio. Ma tra le due partite non c'è paragone. A Londra, l'Italia muoveva i primi passi tremolante dopo il trauma sudafricano. Dopo una stagione di ottima semina, oggi abbiamo una Nazionale di fatto qualificata per l'Europeo, con una identità precisa, che ha confermato anche ieri. Al di là dei nar-cisismi e dei cali di tensione, gli azzurri hanno sempre fatto la partita e costruito molto, ma
lontano dalla porta. Questo è il compito delle vacanze per Prandelli: costruire ponti migliori per le punte, rifinire meglio l'ultimo tratto della azione. La cosa migliore del primo tempo è l'intesa Pirlo-Montoli-vo. Come vuole Prandelli, i due ragionano in movimento, infilandosi nelle linee rigide del 4-4-2 irlandese, costretto a soffrire. Montolivo, presunto trequartista, imposta spesso alle spalle di Pirlo, presunto play basso. Ai loro fianchi, Marchi-sio e Nocerino non si limitano a dare sostegno atletico, ad entrambi capita un'occasione a un metro dal portiere irlandese. La morale è un centrocampo dinamico, che ruota di continuo, in cui tutti fanno tutto, partendo da lontano con un palleggio corto e preciso.

A differenza di Mode-na però, la porta resta lontana: neppure un tiro nello specchio in 45 minuti. Questo per più di un motivo. Primo: gli esterni (Criscito soprattutto) peccano in appoggio. Secondo: Pepite Rossi non è toccato dalla grazia. Il campo inzuppato non lo aiuta. Si ritrova troppo spesso a convergere da sinistra senza poter scatenare il mancino. Terzo: Pazzini fatica a dare profondità centrale e non può sfruttare la sua abilità aerea perché i cross sono fuori calibro. Così, dopo subito un paio di spaventini e aver inseguito invano la palla, la massiccia e modesta Irlanda si porta in vantaggio con Andrews (36') sugli sviluppi di una punizione che la difesa azzurra ha contrastato con troppa leggerezza, dalla barriera a Viviano.Nella ripresa riposo per Pirlo (Palombo) e più peso in attacco: Matri per Rossi e poi Gilardino per Pazzini. Dentro anche il genio di Giovinco, che trasmette una buona scossa, ma di palle-gol: nisba. L'Irlanda si arrocca attorno ai suoi centraloni che respingono cross su cross: più trapattonia-na di così si muore. Poi, allo scadere, la gloriosa cavalcata di Hunt che manda in gol Cox: monumento al Contropiede Imperituro. I nostri emigranti ci rimangono male tanto da fischiare. Peccato. Ci rivediamo il 10 agosto, contro la Spagna, per intuire quanto siamo distanti dal loro pianeta. E quanto ci ha fatto bene la medicina amara di nonno Trap.  (La Gazzetta)



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