Tuesday, May 25, 2021

Lazio Storia


Pochi sono stati i trofei vinti dalla Lazio, in confronto a molti club italiani, ma la storia di questa società resta comunque suggestiva e irripetibile. Quasi un secolo di vita, mille vicissitudini, periodi neri, ed altri da manuale delle favole, una storia consegnata alla memoria di tutti i tifosi biancocelesti. 


9 gennaio 1900, con questa data si è aperto il capitolo Lazio, su una sponda del Tevere. Un gruppo di amici, ed in primis l’ufficiale dei Bersaglieri Luigi Bigiarelli, decise di fondare la società podistica Lazio. Affascinati dallo sport e dalla cultura del fisico, i soci scelsero corne colon di bandiera quelli délia Grecia, nel ricordo delle Olimpiadi di quattro anni prima, celebrate nella città degli dei. Corne sede trovarono due stanze in affitto in via Valadier ed una factotum per dirigera l’attività. Eugenia Tobia curava i registri degli iscritti, ai quali in primo luogo spillava la quota associativa: tre lire. Siamo in una Roma di inizio secolo, e la Lazio cresce subito al- l’insegna del bel vivere, a contatto con la nature e ail’ aria aperta. 


La prima vittoria in gara podistica arriva nella primavera del 1900, festeggiata dal re che donô per l’occasione una medaglia d’oro, storico ri- conoscimento esposto nella bacheca dei ricor- di. Poi, di 11 a poco, la voglia di praticare il calcio su un campo a Piazza d’Armi nel quar- tiere Prati con partite a carattere interregionale. Ed ecco la clamorosa spaccatura, che porta un gruppo di “ribelli” biancocelesti a costituire un club chiamato Virtus, in contrapposizione con la casa madré. È un duro colpo alla compattezza originaria, ma lo sgarbo viene dimenticato presto. Lazio e Virtus si sfidano nel 1902 in una partita accanita che anticipa i derby capitolini, ancora di là da venire. E non puô vincere che la Lazio (3 a 0) grazie aile virtù risolutive di An- cherani che âpre la galleria dei grandi bomber laziali. 


Nel 1906 la società si trasferisce corne sede e corne campo a Villa Borghese, al Parco dei Daini e proprio in quell’anno si affermé (prima classificata) nel torneo laziale, fra proble- mi economici e sogni di gloria. L’anno seguente, la squadra guidata da Santé Ancherani offre prova di grande valore aggiudicandosi il torneo di Pisa, battendo nello stes- so giorno il team locale, il Lucca ed il Livorno con punteggi fermi rispettivamente sul 4-0, 3- 0 e 1-0. Ecco allora il salto di qualité, la do- manda di iscrizione al campionato régionale, una discreta prova dei biancocelesti, un giro di collaudo per i pionieri del calcio romano. Risale tuttavia al 1913 la prima delusione lazia- le, una finalissima del campionato italiano, persa contro la Pro Vercelli 6- 1 , dopo aver do- minato il girone délia regione e quello delle eli- minazioni. La musica non cambia nella sta- gione successiva: sempre in finalissima la La- zio viene mortificata dal Casale. Senonché cambiano gli scenari del mondo e la guerra im- pone “giochi assurdi” di morte, soffocando le abitudini ludiche. E la pace recuperata, trova una Lazio organizzata per elevarsi a forza cal- cistica italiana dal 1920 al 1922. Sono gli an- ni di Fulvio Bernardini, l’atleta polivalente (portière ed in seguito attaccante), rimasto nella storia délia società corne esempio leggen- dario e simbolo intramontabile. 


Nei campionati successivi la Lazio segue una linea di rendimento simile al tragitto delle “montagne russe”, un saliscendi delle gra- duatorie da far girar la testa. Il girone unico nazionale è ormai aile porte e la società si prepara non certo con l’euforia delle prime partite di quartiere. Molle cose sono cambiate e, so- prattutto, è nata nel 1927 la Roma, fusione di Alba, Fortitudo e Roman. Cosi gli affetti di cui disponevano i biancocelesti vengono im mediatamente dimezzati. Ora, seduti ai tavo- lini dei ritrovi cominciano gli sfottô, e le prese di posizione di chi pretende la supremazia calcistica délia città. Le due rivali perô devo- no aspettare la stagione ’29-’30, perché nei due anni precedenti Roma e Lazio si trovano in gi- roni differenti. E La vittoria più prestigiosa dél¬ ia compagine biancoceleste è datata 23 ottobre 1 932, quando Ratto e De Maria espugnano il mitico campo Testaccio. Soddisfazioni de- centrate dal momento che un’irresistibile Ju- ventus non lascia spazio aile altre squadre: dal ’30 al ’35, campionato a senso unico, i bianconeri accumulano conquiste e per il cal cio del centro Italia non rimane altro che am- mirare la supériorité del Nord rappresentata da due città: Torino e Bologna. Poi la Lazio cam¬ bia il testimone in panchina, dal cecoslovacco 


Walter Alt all’ungherese Giuseppe Viola. Svolta decisiva, arricchita dalla soddisfazione del secondo posto in campionato, grazie ad un bomber che si chiama Silvio Piola, uno dei più straordinari atleti italiani di ogni tempo. Le sue magie, non impediscono comunque al Bologna di conquistare lo scudetto. Chi saprà comple- tare l’opéra laziale? Il présidente Gualdi si ritrova demoralizzato, causa l’ottavo posto délia stagione successiva e si chiama fuori. Gli subentrano, Raffaello Riccardi, présiden¬ te generale, e Remo Zenobi, responsabile délia sezione calcio. La Polisportiva di quel pe- riodo coglie apprezzabili risultati in discipline meno popolari: nuoto, marcia, baseball e ciclismo. SI, il ciclismo laziale inalbera dal 1944 perfino Fausto Coppi, destinato a di- ventare “Campionissimo”. Purtroppo le imprese di Coppi evaporano presto, causa il secondo conflitto mondiale allé porte...












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