Monday, March 19, 2012

Il Grande Portieri della Juventus Gigi Buffon "L'uomo i el Campione"

  C'é un luogo che, più degli altri, racconta Gianluigi Buffon. È una piccola dépendance della casa di famiglia, a Carrara. Tra quelle mura, in completa solitudine, il piccolo Gigi, già promettente ma non ancora famoso, si rifugiava e si rilassava cantando Ì cori degli ultras. Era il suo modo di essere ragazzo, un ragazzo come gli altri, pieno di passione e di allegria. In quei momenti nessuno lo poteva disturbare: era il suo attimo di sospensione dalla realtà, il punto di partenza per i sogni che vivevano soltanto in quella stanza. Lì il calcio non era mai una professione possibile, un lavoro, un mestiere, una fonte di reddito, ma semplicemente un gioco. E lui era il bambino che si divertiva a parare, rinviare, uscire, incitare i compagni e poi godersi la vittoria assieme ai suoi amici tifosi. Sono passati tanti anni da quelle fughe nella dépendance di famiglia, tanti trofei si sono accumulati sui mobìli di casa BufFon, eppure non molto è cambiato nel carattere dell'uomo. Gigi, ogni volta che va in campo, ogni volta che parla davanti a una telecamera, ogni volta che è BufFon insomma, è sempre lo stesso: passione allo stato puro, capacità di trascinare e di fare gruppo, qualità da leader indiscusso. E se a queste doti morali si aggiungono quelle tecniche, davvero straordinarie, non deve stupire che a soli 26 anni, nel 2004, la Fifa abbia deciso di inserirlo nella lista dei 125 più grandi giocatori viventi. Portieri come lui sono rari come le pepite: vengono in mente Zamora, Jascin, Zoff, Maier.

Il destino di atleta, per Buffon, era scritto nel dna: si trattava soltanto di decidere lo sport. Non avrebbe potuto  essere diversamente considerando che la madre Maria Stella Masocco è stata tre volte campionessa italiana di lancio del peso e primatista di lancio del disco, il padre Adriano è stato un azzurro di lancio del peso, e le sorelle Guendalina e Veronica sono state pallavoliste di ottimo livello. Da una simile famiglia non poteva che nascere un fenomeno. E di fenomeno si deve parlare, perché Gigi, fin da quando era un bambino, prometteva di diventare Il migliore del mondo. I pomeriggi in pineta a tirare calci al pallone sono lontani, ma i giudizi di chi, negli anni successivi, lo ha allenato sono ancora validi: tutti lo vedevano a difendere la porta della Nazionale, tutti credevano in lui. E pensare che, da pìccolo, giocava da centrocampista. Gli piaceva stare in mezzo al campo, dirìgere le operazioni, comandare. Alla Scuola Calcio Canaletto di La Spezia indossava la maglia numero 8 e l'allenatore si chiamava Libero Salvetti. Poi sono arrivate le esperienze con il Perticata e con il Bonascola, prima del salto in un club importante, una società di Sene A. Buffon adorava Lothar Matthaus, il grande centrocampista tedesco dell'Inter: ne ammirava la forza, il coraggio, la tecnica e la capacità di sacrificio. E poi gli piaceva perché il gioco passava tutto dai suoi piedi. Un giorno, però, capì che stare in mezzo ai pali della porta e guardare la partita da un'altra prospettiva non era tanto male. E così cominciò a sentirsi portiere. "Sentirsi" è il termine giusto, perché quella del portiere è una vera e propria vocazione, devi avere dentro l'istinto, deve avvertire la "chiamata". BufFon, il messaggio, lo ricevette quando era un adolescente e da quello non si è mai distaccato.

A 12 anni, il campionato del mondo di Italia '90 fu una rivelazione. Il giovane Buffon, incollato alla televisione, prese una sbandata che è diventata innamoramento: quella per Thomas N'Kono, portiere del Camerun. Non perdeva una partita dei Leoni d'Africa, tifava, si emozionava e lo faceva impazzire quel portiere che piombava sugli avversari con l'agilità di un felino. Quando il Camerun venne eliminato, Buffon pianse. E quel momento lo ricorda ancora oggi come uno dei più tristi della sua vita: quando muoiono i sogni, piccoli o grandi che siano, le lacrime sono sempre l'espressione del disagio. Nel 1991, a 13 anni. Buffon apre la porta del futuro. È uno dei più promettenti portieri della sua età, gli osservatori dei principali club italiani lo seguono con interesse, i dirigenti fanno proposte e promesse. Le squadre più insistenti sono il Milan, il Bologna e il Parma. Buffon confesserà che, quando ancora non era stata presa una decisione, sì era immaginato sul prato di San Siro, con tutto lo stadio che si emozionava per le sue imprese. Sogni di bambino. Legittimi, per carità, ma in contrasto con le idee della famiglia. Tra le proposte, valutate tutte con molta attenzione, viene scelta quella del Parma: città piccola, molto vicina a Carrara, possibilità di proseguire gli studi e di raggiungere spesso la famiglia. Così Buffon sì trasferisce in Emilia e lì comincia una nuova vita. Anzi: la sua vita. L'incontro decisivo, a Parma, è quello con Ermes Fulgoni, preparatore dei portieri delle giovanili gialloblù.

 Gigi è ancora acerbo, deve crescere come atleta, deve imparare a stare dentro un gruppo e deve maturare. L'adolescenza è un periodo decisivo e Fulgoni gli sta vicino e lo consiglia come farebbe un padre. Buffon non se ne dimenticherà mai e, appena potrà, nominerà questo suo maestro, a dimostrazione del fatto che conosce il valore della riconoscenza. Fulgoni prende Buffon da parte, ogni giorno, e lo "martella": tiri su tiri, cross su cross, lezioni su lezioni. Il ragazzino impara, migliora, si diverte. E la sera va a dormire nella palazzina che il Parma riserva ai giovani. Lì Gigi farà tante amicizie: quelle vere, che si porta dietro ancora oggi. Nell'ambiente del calcio giovanile Buffon è già una stella. Lo considerano un predestinato. Il Parma, che è di proprietà della famiglia Tanzi e ogni stagione porta a casa una coppa (europea o nazionale), decide di tenersi stretto il talento e non cede alle lusinghe dei grandi club metropolitani. Così arriva il 18 novembre 1995, vigilia di Parma-Milan, sfida importantissima perché si affrontano due delle candidate allo scudetto.

 È sabato, l'allenatore Nevio Scala deve fare i conti con l'infortunio del portiere titolare Bucci: ci sarebbe il vice, Nista, ma il tecnico ha in mente un'idea piuttosto stravagante. Vuole buttare nella mischia il ragazzino: un rischio, anche se ben calcolato. Scala tiene nascosta la mossa fino alla mattina della domenica, poi convoca Buffon e gli spiega che cosa ha intenzione di fare. Gigi gli risponde come un professionista di lungo corso: «Io sono pronto». E, a confermare quelle parole, c'è la prestazione sul campo: grandissimi interventi su Roberto Baggio, uscite sui piedi degli attaccanti del Milan, salvataggi da brivido. I quotidiani del giorno dopo dedicano tanto spazio all'esordio di Gigi, anche perché il suo cognome è Buffon e ci si ricorda di quel Lorenzo Buffon titolare nel Milan dal 1949 al 1959 e famoso per il suo matrimonio con la valletta (allora si chiamavano così) Edy Campagnoli. In realtà Lorcnzo è cugino di secondo grado del nonno di Gigì, una parentela piuttosto alla lontana, ma tutto fa brodo. Le suggestioni, da sempre, sono l'anima dello sport. E non solo...

 Poi arrivano i momenti di gloria: 168 partite (e 159 reti subite) col Parma dal 1995 al 2001. In mezzo, la vittoria agli Europei Under 21, nel 1996, quella ai Giochi del Mediterraneo, nel 1997, e l'esordio in Nazionale, a soli 19 anni, il 29 ottobre 1997, in una partita delicatissima come Russia-Italia, andata dello spareggio per la qualificazione ai Mondiali 1998. In Francia sarà il terzo portiere, ma subito dopo i Mondiali, con l'avvento di Zoff sulla panchina azzurra, diventerà il titolare indiscusso, anche se una frattura a una mano in amichevole gli costerà la partecipazione a Euro 2000. L'anno dopo per Gigi arriva il momento di compiere il definitivo salto di qualità: nel 2001 ha 23 anni, ma è già un veterano e la Juventus lo acquista per la cifra record di 105 milioni di euro (75 più la cessione di Jonathan Bachini), cifra che fa di lui il giocatore più pagato della storia bianconera. Vince subito lo scudetto, nello storico sorpasso all'Inter del 5 maggio, e diventa il titolare indiscutibile della porta bianconera. Vince tutto, eccetto (finora) la Champions' League, con cui ha un conto aperto. Ma si aggiudica il titolo di campione del Mondo 2006, viene inserito nel 2004 nella "Fifa 100", l'elenco dei 125 più grandi giocatori viventi, è eletto miglior portiere dei Mondiali 2006 e quello stesso anno si classifica secondo nella classifica del Pallone d'Oro, alle spalle di Fabio Cannavaro. Con 113 presenze (dato aggiornato a mentre scriviamo) è il terzo nella classifica di tutti i tempi per le presenze in Nazionale, dietro Maldini e Cannavaro, alla pari con il mito Dino Zoff. Legatissimo ai colori bianconeri, con i quali ha voluto rimanere anche in serie B, ha più volte dichiarato di voler concludere la carriera indossando la maglia del club per cui fa il tifo: il Genoa.

Fuori dal campo: Istrionico, ma al contempo spontaneo, Buffon è finito spesso sulle prime pagine per dichiarazioni e comportamenti sopra le righe, legati probabilmente più a un carattere espansivo e naif che alla volontà di essere protagonista. Nella sua autobiografia "Numero 1", pubblicata il 14 novembre 2008, in collaborazione col giornalista Roberto Perrone, è disponibile un bello spaccato del Buffon "fuori campo". Particolarmente significativo il racconto di come abbia affrontato e sconfitto l'avversario più difficile, una depressione.







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(After "E non solo...")

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