Finale
16 mai 2026
ITA
21H00
Come Ulisse che mise tappi di cera nelle orecchie dei suoi marinai perché non ascoltassero il canto delle sirene. Questa è stata la vigilia di Cristian Chivu: convincere la sua Inter a non farsi incantare dai pronostici favorevoli, a non considerare la Coppa Italia un trofeo già vinto, da posare sul prato di San Siro, accanto alla coppa dello scudetto, durante la festa di domenica prossima. Il dio del gioco non supporta i presuntuosi. La passeggiata (3-0) di sabato scorso sulla Lazio e i 34 punti che distanziano le due squadre in campionato, questa sera non contano. Si parte dallo 0-0 in una finale che, se mal interpretata, può trasformarsi in una trappola per i nerazzurri. Questo ha spiegato Chivu ai suoi ragazzi. Serve un’Inter alla Sinner, che gioca a pochi metri dall’Olimpico: è il più forte, ma, ogni volta che si rimette in gioco, impugna la stessa ferocia, come se i più forti fossero gli altri. Maurizio Sarri invece avrà invocato a modello Andrea Pellegrino, comparsa semi-sconosciuta dai più, passato dalle qualificazioni senza il minimo credito del pronostico e arrivato invece fino agli ottavi del Master 1000 di Roma, battendo favoriti come Tiafoe. Oppure Luciano Darderi, che ha fatto fuori Zverev, numero 3 al mondo. I pronostici sono fatti per essere ribaltati. Questo avrà detto il Comandante alla sua Lazio.
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