Tuesday, March 27, 2012

Juventus Campione d'Italia, Stagione 1971 1972

   Per il tecnico granata la vittoria di Bologna è stata la più grossa soddisfazione del campionato - 11 capitano Ferrini: «Dispiace perdere lo scudetto per un punto» Bettega piange. Volano tappi di champagne, che scorre a fiumi non soltanto nei bicchieri. Spinosi suggerisce a gran voce di infilare Boniperti solto la doccia. Il presidente accetta, ebbro di felicità, e poi debbono portarlo via a viva forza altrimenti rischia di annegare. La stessa sorte tocca a La Neve, a Furino che ha seguito la partita in tribuna stampa. Abbracci, baci, strette di mano, congratulazioni, negli spogliatoi della Juventus si festeggia il quattordicesimo scudello, il sesto di Boniperti. il quarto di Salvadore, il secondo di Haller, il primo di tutti gli altri. Roberto Bettega che nel corso della festa piange fa tenerezza, ma è il simbolo di una stagione sofferta, di uno scudetto strappato con i denti. E' stato Boniperti ad insistere perché Roberto venisse a Torino per l'ultima partila. «La mia resistenza e stata debole — spiega Roberto — temevo la confusione e le emozioni. Però il presidente ha insistilo e ho accettato». Bettega è arrivato alla stadio poco prima dell'intervallo, ha preso posto in tribuna d'onore ma è stato subito notato e così ha riassaporato il gusto degli applausi, dopo quattro mesi di assenza dal campo torinese. S'è messo a piangere quando Monti ha fischiato la fine, poi ha continuato a piangere negli spogliatoi mentre 1 compagni lo abbracciavano. Lo ritroviamo un po' ingrassato, ma quella sua pancetta «con i primi allenamenti, nel prossimo agosto, sparirà». «Sono stati magnifici — dice Bettega riferendosi ai compagni di squadra — è uno scudetto che hanno meritato perché voluto contro la sfortuna e i momenti più difficili». 

 Perché piangi? Gli chiedono. «Non lo so — risponde Roberto — non so se per la gioia oppure per la tristezza, perché in campo non c'ero e non sono come loro, cioè come i miei compagni». La maglia numero 11 è sempre sua. «Si, ma vedo che Haller la porta bene, sono felice per Helmut, è sempre un grande giocatore». Boniperti, che ha deposto i suoi vestiti fradici per cambiarli con altri, chiama i giocatori in disparte, proprio nel pressi della doccia. La porta si chiude ai giornalisti e fotografi per qualche minuto. Anche Bettega, ovviamente, partecipa al «discorsetto» del presidente che, ci riferiranno più tardi, dice pressapoco: «Vi ringrazio, siete stuti magnifici, non ho parole, anzi ho sonno perché la notte scorsa non sono riuscito a chiudere occhio. Ma non credo di essere stato l'unico. Complimenti, però dobbiamo andare avanti. C'è la Coppa Italia ci sarà un altro campionato, la Coppa dei Campioni. Insomma prendiamolo come un esaltante punto dì partenza ma non di arrivo». I giocatori escono levando negli spogliatoi un grido corale, quello che a volte avvertivano dagli spalti nei momenti più difficili della loro stagione e che ora lo ripropongono come una rivincita: «Góba. góba. gòba!». Capello nell'entusiasmo riesce a concentrarsi ancora per un momento sulla vittoria con il Vicenza: «Nei primi venti minuti siamo andati vicini al gol quattro volte, Io subito ho colpito la traversa, Anastasi pensava fosse già gol ed ha tentennato un attimo prima di intervenire, cosi l'azione è sfumata sul fondo». «Fino al 2-0 non ci siamo sentiti sicuri dice Spinosi, autore del raddoppio . 

 Morini mi ha detto: vai avanti che segni. Missione compiuta, l'ultimo gol l'avevo fatto In Coppa Italia a Marassi. Sono felice da impazzire». Causio: «Dedico questo scudetto a mio figlio che sta per nascere. Ma lo dedico anche a Picchi che non abbiamo mui dimenticato, al signor Vycpalek, al presidente, ai nostri tifosi. L'abbiamo strappato con i denti, soffrendolo fino all'ultimo, però al di là dei valori tecnici, ce lo siamo meritati perché la nostra forza consiste nell'umiltà e siamo tutti uniti. Se qualche volta in campo ci siamo lasciati andare a qualche gesto dì insofferenza non e stato per mancanza di reciproco rispetto ma perché la tensione accumulata in tante partita ci aveva resi nervosi. Debbo fare i complimenti al Torino. Bravi i cugini granata, fortissimi noi». Morini: «Scudetto sudato, a metà campionato l'avevamo in mano poi la concorrenza e la sfortuna l'hanno messo in perìcolo. Abbiamo dimostrato che siamo maturi, abbiamo vinto contro tutti e anche contro chi non si è limitato ad attaccarci sul campo a. Anastasi riceve i complimenti di Pino Caruso, il noto comico siciliano, a Torino per girare un film. Pietro gli dice: «E' il primo scudetto dei siciliani, mio, di Furino, di Vycpalek, suo anche. Speravo di segnare un gol nell'ultima partita ma non importa, abbiamo vinto. Dedico questo scudetto a mia moglie perché lo scorso anno quando non andavo bene mi ha aiutato. 

 E lo dedico anche agli sportivi che mi applaudivano persino quando giocavo male. Sono felice che non ve ne fate un'idea. Questa e. anche la risposta a certa gente che non credeva in noi e che non ha perso occasione per criticarci». Haller subito chiede tempo. «Devo prendere fiato e poi ho Il cuore che batte troppo forte, per l'emozione» spiega. Qualche minuto dopo mentre beve un bicchiere di champagne gli dicono: «Questo, costa di meno rispetto a quello di Wolverhampton ii. «Sì — risponde — ho pagato due milioni di multa, ma pur di vincere un altro scudetto sarci disposto a pagarne tre di queste multe. A Wolverhampton avevo sbagliato, però in seguito ho cercato di dimostrare, che pur con trentatré anni sulle spalle valgo uncora qualcosa. Anzi mi sento come se ne avessi ventotto. Dedico questo scudetto al presidente, ai dirigenti, a Vycpalek, ma in particolare a Picchi che mi ha insegnato ad essere uomo e non soltanto giocatore in campo. Peccato che per lui questo titolo sia arrivato troppo tardi. L'abbiamo vinto due volte, per il gioco e contro la sfortuna. Tutte queste sofferenze serviranno ai nostri giovani per maturare ancora più in fretta. Spesso in mezzo a toro io divento bambino ma è importante che mi credano quando chiedo che giochino la palla di prima». E' emozionato anche capitan Salvadore. Spiega: «Dei quattro che ho vinto questo è il più bello perché il più sofferto. L'abbiamo vinto perché siamo stati sempre tutti molto amici tra noi. E' sempre eccitante sentirsi campioni di Italia. Che pubblico, però, per tutto l'anno. Gli dobbiamo non poco». Gli spogliatoi a poco a poco si vuotano. Restano negli angoli bottiglie vuote di champagne. Bettega è fra gli ultimi ad andarsene. «Non vedevo gli spogliatoi da quattro mesi — dice — avrei proprio voglia di cambiarmi e giocare una partita». Se ne va con gli occhi ancora lucidi mentre la festa prosegue fuori, in una città che per qualche ora ricorda Rio de Janeiro, quando il carnevale impazza e la gente balla e beve per la strada, bloccando il traffico. Salutiamo Marchetti. «Piacere — dice — Giampiero Marchetti, campione d'Italia. Fa un bell'effetto, non le sembra?».





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Italian Comments
  Nous sommes en 1971-72 : Boniperti est le nouveau président, Cestmir Vycpalek, qui après la guerre a joué avec la Juve, est catapulté directement de l'équipe «junior » au poste d'entraîneur. La Juve est l'équipe à battre : fraîche, vigoureuse, complète. Elle prend le large pendant que Tinter décline et que le Milan AC de Rocco s'essouffle. Son parcours est si linéaire, avec des moments d'une incroyable beauté (à l'image du 4-1 infligé au Milan AC chez eux avec un but du talon de Bettega) que personne n'a de doute quant à l'issue du tournoi, qui va pourtant connaître de nouvelles agitations. Le Torino de Giagnoni est irréductible, mais un autre malheur s'abat sur la Juve alors en tête : la maladie pulmonaire de Bettega, qui impose la supériorité de l'équipe grâce à ses buts. L'abandon du champion, un coup très dur également pour la Nazionale qui ne se qualifie pas pour le championnat d'Europe de 1972, risque de compromettre le trophée juventin. Les matches retour ne sont qu'une suite d'égalisations conquises avec acharnement, alors que le Torino les suit de près et finit par les dépasser. Alors que la finale promet d'être fébrile, le fils de Vycpalek meurt dans la catastrophe aérienne de Punta Raisi. La Juve lui dédiera son trophée. Après le macht nul concédé après un but contre son camp à Florence, le 2-0 contre le Vicenza marque la fin d'un cauchemar.
































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